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CORDOVA (Cordoba)
La seconda tappa del nostro viaggio
virtuale alla scoperta dell’Andalusia ci conduce a
Cordova, sulle rive del Guadalquivir. Città ricca di arte e
di storia, moresca per definizione, fu la capitale del potente
Califfato degli Ommayadi, Al Andaluz, durante il quale
conobbe il suo massimo splendore. Dopo il declino dell’Impero
Romano nel V secolo, le invasioni di Vandali e Visigoti,
all’inizio del secolo VIII la città cadde sotto il potere dei
mori e divenne la capitale islamica della penisola iberica. Nei
tre secoli successivi fu la città più fiorente ed il centro
culturale più importante di tutto l’occidente, contendendo il
primato economico e culturale a città quali Il Cairo e Baghdad.
A Cordova operavano numerosi
artigiani ed il commercio con i paesi stranieri era fiorente. In
particolare la città era famosa per la lavorazione del cuoio
(tanto che il cordovano è divenuto un termine per
indicare un tipo di cuoio particolarmente rifinito e finemente
lavorato). Vi si potevano acquistare tutti quei beni “di
lusso”quali profumi, spezie, sete e tessuti pregiati, ecc. Fu
culla di poeti, musici, artisti e filosofi illustri quali
Aben Hazam, Averroè e Maimonide; sede di una
celebre università, ebbe ricche biblioteche e sontuosi palazzi.
Con tutta probabilità accolse tra le sue mura il primo cimitero
musulmano della Spagna ed ebbe donne poeta e bibliofile. Pensate
che durante questo periodo Cordova giunse ad avere oltre
un milione di abitanti e circa 500 moschee. L’evento più
importante nella sua storia rimane però la costruzione della
Moschea del Venerdì, conosciuta come la Mezquita o
Grande Moschea (ancora oggi il monumento più importante
della città), perché questo ne fece realmente la capitale del
Regno, in quanto contribuì ad unificare dal punto di vista
politico i possedimenti del Califfato. Con la riconquista
cristiana da parte di Ferdinando III detto Il Santo,
cominciò un periodo di declino per la città, durante il quale le
moschee vennero trasformate in chiese cristiane e gran parte
delle opere realizzate dai mori furono abbandonate e caddero in
rovina. Oggi Cordova non è più l’opulenta città del
passato e subisce un po’ il centralismo della capitale,
Madrid, ma continua ad essere un importante centro culturale
e conserva un fascino particolare al quale, ve lo garantisco,
non rimarrete indifferenti. Vi consiglio di visitare la città
durante i mesi primaverili, quando le temperature sono
piacevolmente miti e ovunque è un tripudio di profumi e colori
che fanno bella mostra di sé dai balconi in fiore. Un autentico
spettacolo per gli occhi!! Da non perdere in questa stagione,
anche i Giardini dell’Alcázar de los Reyes Cristianos,
dal tipico stile moresco. E’ vero che Cordova non
possiede, fatta eccezione per la Mezquita, la grandiosità
dei monumenti che invece caratterizza le vicine Siviglia
e Granada; la sua è un’architettura più sobria e discreta
che, proprio per questo, finisce per concentrare l’attenzione
del visitatore sui bellissimi patii che, dietro ai cancelli in
ferro battuto, rivelano i cortili in fiore, ombreggiati, con i
muri bianchissimi, dai quali pendono file e file di vasi e
terrecotte fiorite. A Cordova i patii rappresentano i
veri tratti caratteristici della città. Pensate che se ne
contano poco più di 170, tutti censiti e sostenuti dall’Ayuntamiento
(il Comune) che tra aprile e maggio “sponsorizza” un evento
molto importante, il Festival de los Patios Cordobeses.
Cordova è stata dichiarata dall’ Unesco Patrimonio
Mondiale dell’Umanità ed oggi conserva uno dei centri
storici più estesi d’Europa, con l’antico quartiere ebraico
della Juderia, la vecchia Sinagoga, l’Alcazar
e la suggestiva Plaza del Portro. Attualmente la città
sta portando avanti, sostenuta da intellettuali e personaggi
politici, la sua candidatura di Città Europea della Cultura
nel 2016, ruolo che è destinato ad una città spagnola e
che Cordova, grande esempio in passato (così come nel
presente) di tolleranza e di convivenza fra popoli e culture
diverse tra loro, è senza alcun dubbio meritevole di ricoprire.
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